Nel Paese Grigio
Al centro della piazza c'era una fontana senz'acqua, e dentro la fontana senz'acqua c'erano dei sassi. Sul bordo, un tempo, qualcuno aveva scritto qualcosa. Adesso restavano una L, una I e mezza O, e nessuno che si fermasse a leggerle.
Intorno, tutto era grigio.
Non grigio come le nuvole prima della pioggia, che poi si aprono. Grigio e basta. Grigie le strade, grigi i muri rimasti in piedi, grigi i muri caduti. Grigia la polvere che copriva ogni cosa come una coperta troppo sottile, e che si posava di nuovo appena qualcuno la spostava.
Il fumo saliva sempre da qualche parte. Non si capiva mai bene da dove. Saliva lento, in colonne storte, e a metà strada si stancava e si allargava nel cielo, e il cielo lo prendeva e diventava anche lui della stessa cosa. Chi fosse cresciuto lì avrebbe potuto pensare che il cielo si facesse così, di fumo, e che ogni mattina qualcuno dovesse rifarlo.
Della piazza si vedeva ancora la forma: un rettangolo largo con quattro strade che ci entravano dentro.
Le case erano di due tipi. Quelle intere, con le finestre chiuse e le tapparelle abbassate fino in fondo, e quelle aperte, che non erano aperte perché qualcuno le avesse aperte: mancava un muro, e allora si vedeva dentro. Si vedeva una scala che saliva verso niente. Si vedeva una cucina al terzo piano, con le piastrelle ancora attaccate. Si vedeva, in una stanza senza pavimento, un armadio in piedi, dritto e paziente, come se aspettasse che qualcuno tornasse a prendere i vestiti.
Non c'erano panni stesi. Questa era una cosa che si notava subito, anche senza saperla dire.
Non c'era erba. Cioè, forse c'era, ma sotto. La terra era coperta di calcinacci e di vetro rotto, e il vetro rotto era l'unica cosa che ogni tanto brillasse, quando il sole riusciva a passare. Allora per un attimo una scheggia mandava una luce piccola, e poi il sole se ne andava, e la scheggia restava lì, un pezzo di vetro sporco tra i calcinacci.
Gli uccelli erano andati via presto. Gli uccelli capiscono prima.
Erano rimasti il fornaio, che accendeva il forno un giorno sì e due no, due vecchie che abitavano nello stesso pianerottolo, un uomo con un cane bianco e nero, e altre nove o dieci famiglie sparse tra le case intere. Camminavano in fretta e vicino ai muri, con le spalle un po' curve, come si cammina sotto la pioggia quando non si ha l'ombrello. Portavano borse, taniche, sacchi. Nessuno portava fiori. Quando due si incontravano, si dicevano poche parole e poi andavano avanti, ognuno per la sua strada.
I bambini c'erano. Giocavano nei cortili, perché i bambini giocano dappertutto. Ma giocavano piano, senza gridare, e ogni tanto uno alzava la testa e ascoltava, e allora anche gli altri alzavano la testa e ascoltavano. Poi tornavano al gioco.
Perché nel Paese Grigio la cosa più importante era il rumore. Non i rumori normali — un passo, una porta, una tosse. Quelli erano pochi e sottili. C'era invece il silenzio, che era grande e pesante e stava fermo sopra le case dall'alba a mezzogiorno, il tempo che il pane del fornaio si raffreddasse sul tavolo e nessuno venisse a prenderlo. E poi c'era l'altra cosa.
L'altra cosa arrivava senza avvisare.
Prima un sibilo, corto, come se qualcuno tirasse una riga nell'aria. Poi il boato.
Il boato non era un rumore che si sentiva solo con le orecchie. Si sentiva nei denti, nei piedi, nel petto. Faceva tremare i bicchieri negli armadi che erano ancora armadi. L'intonaco si staccava dai soffitti e cadeva sul pavimento a pezzi e a polvere. I cani, quelli rimasti, si mettevano a pancia a terra. La gente si fermava un attimo, contava dentro di sé, e poi capiva se era lontano o vicino.
Quel giorno era lontano.
Il boato salì dietro le colline, dove non si vedeva. Fece alzare in aria una nuvola tonda e sporca. La nuvola crebbe, si allargò, si sfilacciò ai bordi. Ci mise circa due minuti.
Il rumore rotolò dentro la valle, urtò contro i muri della piazza, tornò indietro più piccolo, e infine si spense.
Restò il silenzio di prima, un po' più fondo.
E la polvere, che era salita in alto, cominciò a ricadere. Scese senza fretta sui tetti, sulla fontana senz'acqua, sulla L e sulla I e sulla mezza O, sulle mani di chi non si era ancora mosso. Ci mise molto tempo. E quando ebbe finito, ogni cosa era di nuovo esattamente dello stesso colore.